
La primavera non arriva in silenzio.
All’improvviso le gemme sugli alberi si aprono, quasi esplodono.
Dopo mesi di quiete qualcosa spinge dall’interno: i rami si riempiono di foglie, i prati si accendono di colori, i fiori si fanno notare con i loro profumi.
La natura non chiede permesso.
Si apre.
È una stagione che porta con sé un’energia molto particolare: l’energia del primo passo verso l’esterno.
Non a caso con la primavera arriva anche il tempo dell’Ariete, il segno dell’inizio, dell’istinto, di chi a volte batte la testa contro la porta finché la porta non si apre.
Ieri osservavo un pascolo di pecore.
Tra il gregge c’erano alcuni agnellini appena nati.
Camminavano ancora incerti, con movimenti goffi, le gambe sottili che tremavano.
Il gregge avanzava lentamente e loro provavano a seguirlo.
Barcollavano, si fermavano, ripartivano.
Ma non smettevano di provarci.
Anche quando il passo era incerto, continuavano ad avvicinarsi al gruppo.
E guardandoli mi è venuta una domanda.
In quale parte della nostra vita abbiamo bisogno di fare lo stesso?
Dove abbiamo bisogno di fiducia e confidenza, anche se ci sentiamo ancora un po’ goffi?
Cosa stiamo imparando a fare proprio adesso, magari con esitazione, ma con il desiderio di muoverci comunque?
Quale porta stiamo cercando di aprire?
La primavera è una stagione che chiede movimento.
A volte chiede di provare ancora.
Di bussare di nuovo.
Di riprovare anche se non siamo ancora perfettamente pronti.
Qual è la porta davanti alla quale ti trovi?
E quale parte di te sa che forse è il momento di insistere ancora un po’, con la stessa ostinazione vitale con cui la natura torna a fiorire ogni anno?
C’è una figura del mito che racconta la primavera meglio di qualsiasi altra: Persefone, chiamata anche Kore, la fanciulla.
Nel mito greco Persefone scende negli inferi, attraversa l’oscurità e vive il mondo sotterraneo.
In quel regno diventa allieva di Ecate e conosce i misteri della profondità.
Ma la sua storia non termina lì.
Persefone torna in superficie.
Ed è proprio il suo ritorno che segna l’arrivo della primavera: la terra si risveglia, i semi germogliano, la vita riprende il suo movimento.
Per questo Persefone non è solo la fanciulla della primavera.
È anche colei che conosce l’oscurità e sa tornare alla luce.
In modi diversi tutti attraversiamo momenti di discesa.
Un lutto.
Una malattia.
Un periodo di ricerca interiore.
Una crisi che ci costringe a fermarci e guardare dentro.
Sono i nostri piccoli viaggi negli inferi.
Ma la primavera ci ricorda qualcosa di essenziale: la discesa non è il punto finale.
Come Persefone, siamo chiamati anche a risalire.
Spesso pensiamo che profondità e serietà vadano sempre insieme.
In realtà c’è una saggezza più grande.
La conoscenza, la profondità, il lavoro interiore hanno bisogno anche di leggerezza.
La fanciullezza e la spensieratezza non appartengono solo all’infanzia o alla superficialità.
Ci vuole molta maturità per riconoscere che ridere nonostante tutto è un talento.
Concedersi momenti di gioia è una forma di intelligenza della vita.
La primavera è questo.
Il tempo in cui la natura si apre.
Il tempo dei primi passi incerti.
Il tempo del ritorno alla superficie dopo il buio.
C’è un momento per l’ombra.
Ma arriva anche il momento della luce.
Quando accade, vale la pena accoglierla.
Aprire le finestre.
Respirare più a fondo.
Lasciare che qualcosa dentro di noi torni a fiorire.
Se senti che fai fatica a riemergere o ad accogliere la nuova energia della primavera, puoi scrivermi.
Possiamo iniziare con una semplice chiacchierata.
Sono Laura, counselor e tessitrice di connessioni. In questo blog porto il counseling nella vita di tutti i giorni: esploro archetipi, pattern compor...
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