Un viaggio che nessuno ti ha insegnato a fare. Come ho smesso di cercare fuori e ho cominciato a esistere davvero

Un viaggio che nessuno ti ha insegnato a fare. Come ho smesso di cercare fuori e ho cominciato a esistere davvero

Ti sei mai soffermato ad ascoltare te stesso?

In molti ti insegnano a tornare al respiro, ascoltare il silenzio, sviluppare empatia verso gli altri. Non serve a nulla.

Non serve a nulla se non presti attenzione a te stesso, se non ti prendi cura di te.

Ti hanno inculcato che devi combattere per qualcosa, far tua una causa, un ideale, portarlo avanti con decisione, alzando la voce e sbattendo i pugni sul tavolo se serve. Che la causa può diventare uno scopo, che puoi identificarti in ciò che credi, in ciò che fai, e questo definirà chi sei.

Ma come è possibile che qualcosa di esterno ci possa definire? Soprattutto quando sistemi valoriali ed etici riflettono solo le credenze della società in cui siamo immersi e non hanno valenza universale?

Così proiettiamo noi stessi verso l’esterno, allontanandoci sempre di più dal nostro centro, che è negli abissi di noi stessi.

Il silenzio è necessario, ma prima di tutto dobbiamo farlo dentro di noi. Creare quel vuoto che non è assenza ma spazio, dove poter dare modo alla nostra essenza di esprimersi.

E forse, finalmente, incominciare a conoscerci.

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Io ci ho messo un bel po’ per cominciare a conoscermi.

Come tutti ero convinto di sapere chi fossi, cosa desideravo, quali erano le mie necessità. Ma quando una crepa ha mostrato la fragilità dell’intera struttura ho compreso che inseguivo il sogno di qualcun altro, che le mie scelte erano frutto di convenzioni sociali, che il lavoro mi aveva definito — e mi sentivo in trappola.

In realtà mi sono sentito un po’ fuori contesto per tutta la vita. Provavo solitudine in mezzo a tanti amici, sentivo di non riuscire ad esprimermi realmente e avevo la sensazione di essere spesso incompreso. Ne ho sofferto. Mi sono sentito alieno e alienato, arrabbiato e frustrato.

Sentivo di avere dentro un fuoco che non riusciva ad ardere come avrei voluto, incapace di custodire quella fiamma che nessuno oltre a me percepiva.

Una fiamma che tutti abbiamo dentro di noi, ma che spesso decidiamo di ignorare, di non ascoltare — che a volte ci fa più male che bene, perché non siamo abituati al fuoco. E così lei si affievolisce, fino a rimanere una scintilla che però non si spegnerà mai.

E quella scintilla è la nostra essenza più pura.

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Ci sono persone — ed io ero, e sono, tra quelle — inquiete e inappagate, che sentono le proprie vite strette, che percepiscono orizzonti più ampi ma non riescono a dirigere lo sguardo dove tutto prenderebbe un senso differente.

Perché la direzione dove volgere il proprio sguardo è dentro sé stessi, nell’infinito abisso dove tutto è in divenire, dove si cela ogni segreto che ci riguarda.

Ma questa società ci dice di protrarci all’esterno. Allontanandoci da noi stessi.

E cosa possiamo offrire agli altri se non siamo in armonia con noi stessi? Come può appagarci il silenzio se non sappiamo sopportare il silenzio interiore? Che senso ha tornare al respiro se ignoriamo il soffio di vita che portiamo dentro?

Quando ho smesso di cercare le risposte fuori e ho capito che le avrei trovate in me stesso, ho deciso di diventare un entronauta — e partire per il viaggio attraverso quei mondi interiori connessi al mistero, dove la razionalità non basta più e i sensi diventano altri. Mondi che già viviamo, ma senza averne coscienza.

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Quello che è maturato in me da quando ho deciso di intraprendere questo sentiero è che senza la dimensione spirituale il nostro percorso individuale sarà per forza di cose limitato.

Da anni, attraverso la scrittura, ho imparato che il lavoro interiore è un viaggio di conoscenza profonda di sé stessi — ma da solo non basta. Una persona si realizza quando è parte viva di ciò che la circonda: le relazioni, il lavoro, gli affetti. E quell’equilibrio non può nascere fuori se prima non esiste dentro.

Siamo anime che fanno esperienza di materia. La sfida, e la bellezza, è imparare a tenere insieme questi due poli senza rinunciare a nessuno dei due.

La soddisfazione che viene dall’esterno, quando è vera e duratura, è sempre il riflesso di qualcosa che si è sistemato dentro. Tutto il resto è effimero.

Per questo, se vogliamo una vita piena e in linea con i nostri desideri più profondi, dobbiamo lavorare con la parte più nascosta di noi stessi — prendendo gli insegnamenti delle tradizioni mistiche e spirituali che da sempre guidano questo viaggio.

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Il viaggio più importante che possiamo fare non è verso il mondo.

È verso noi stessi.

Io ho scelto di essere un entronauta.

E tu?

Andrea Stella
Andrea Stella

Creo percorsi introspettivi per scoprire chi sei davvero e viverlo con equilibrio, attraverso gli insegnamenti delle tradizioni spirituali. Scrittore...

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