La Chiamata

La Chiamata

Ti senti chiamato, ti giri, ma non c’è nessuno. O meglio, non vedi nessuno, tutti dicono e pensano che non ci sia nessuno. Ma tu senti, non con le orecchie, non con la pancia, non con il cuore. Senti con qualcosa che abita ancora più dentro.

Non è la testa a dirtelo, sono percezioni. Sottili come fili di seta nell’aria immobile, persistenti come il profumo di un posto che non riesci a dimenticare. Non le puoi misurare, non le puoi giustificare davanti a nessuno, non trovano posto nei discorsi razionali che conduci con te stesso quando vuoi convincerti che stai bene, che tutto va come deve andare, che sei nel posto giusto al momento giusto. Eppure ci sono. Sempre lì, sempre pronte, come sentinelle di qualcosa che ancora non sai nominare.

Le ignori, fai finta di niente, ti senti a disagio altrimenti. Ma rimane la compagnia più forte quando senti forte la solitudine, quando sei fuori posto ovunque, alieno e alienato. È una compagnia silenziosa ma concreta, più reale di tante strette di mano, di tanti applausi ricevuti, di tante parole di conforto ascoltate senza che ti raggiungessero davvero. C’è qualcosa dentro di te che ti tiene, qualcosa che non ha nome ma ha peso, e nei momenti in cui tutto il resto svanisce, è ancora lì.

Poi cammini lungo il sentiero della tua vita, sogni, speranze, cadute, cambiamenti, traguardi, fallimenti. Ti comporti come pensi che sia giusto, vivi secondo le aspettative e impari a sognare quello che gli altri pensano sia giusto che tu sogni. Costruisci con cura una versione di te che funziona nel mondo, che ottiene risposte, che riceve validazioni. Impari la grammatica del consenso. Impari a presentarti, a posizionarti, a performare la tua identità come fosse un vestito da indossare ogni mattina guardandoti allo specchio e convincendoti che sei tu.

Poi qualcosa si rompe, le crepe le hai viste ma non gli hai voluto dare peso. Aggiusti, sostituisci, rattoppi. Sei bravo, sei diventato molto bravo. Hai sviluppato una certa eleganza nel rimettere insieme i pezzi, nel trovare la spiegazione giusta, nel narrare la tua storia con quella luce che rende tutto coerente, tutto comprensibile, tutto accettabile. Diventi maestro nel non vedere ciò che non vuoi vedere, nel posticipare i confronti con te stesso, nel riempire il silenzio perché nel silenzio risuona quella voce che non sei ancora pronto ad ascoltare.

Poi arriva il punto in cui sei tu a mandare tutto in mille pezzi. Ribalti i tavoli, gridi, piangi, hai voglia di innamorarti, di riprendere i sogni tuoi abbandonando quelli degli altri che ti sono stati appiccicati addosso. È un momento di fuoco, di una chiarezza bruciante che non lascia scampo. Tutto quello che hai costruito per compiacere, per appartenere, per essere amato in modi che altri hanno stabilito per te, crolla. Ed è terribile. Ed è meraviglioso. Ed è necessario come lo è il gelo d’inverno per la terra che si prepara a fiorire.

Ci credi, corri in direzione ostinata, il vento ti sorregge, pensi di poter volare. Hai quella sensazione rara che ti fa sentire finalmente allineato, finalmente intero, finalmente in marcia verso qualcosa che senti tuo. Il mondo sembra collaborare, le coincidenze si moltiplicano, le persone giuste arrivano, le porte si aprono. Pensi che questa sia la svolta definitiva, che finalmente hai trovato la rotta. E forse è davvero così. Ma non nel modo in cui credi.

Ma il vento poi cala, ti ha portato dove dovevi essere, a metà del cammino, ma non è la strada che pensavi, è la tua nigredo, la selva oscura, tutte le tue esistenze convogliano in quel punto. Non è un fallimento, anche se lo senti come tale. È una soglia. È il momento in cui l’anima smette di accontentarsi delle risposte facili, smette di barattare profondità con conforto, smette di fare compromessi con se stessa.

È il viaggio nell’ombra, mentre tutto intorno si disgrega. Eri a un passo da ciò che pensavi ti facesse felice, ma la tua anima sa che è arrivato il momento di ascoltare quella voce. Quella stessa voce. Quella che hai sempre sentito. Quella che non arriva dall’esterno, non arriva da un profeta né da un maestro, non arriva dalla pagina di un libro o dal palcoscenico di un seminario. Arriva dal centro. Dal tuo centro. Dal luogo in cui abiti quando finalmente smetti di scappare.

Ricordi quando ti sentivi chiamato? Ricordi sotto quell’albero quando eri piccolo? Quella quiete strana, quel senso di essere guardato e custodito, quella sensazione che il mondo avesse un senso più grande di quello che gli adulti ti raccontavano? O quando te la sei presa con Dio quel pomeriggio d’inverno con il mare gonfio e inquieto? Quella rabbia era reale, era sacra a modo suo, era il grido di qualcuno che aveva intuito l’infinito e non riusciva a tollerare le sue assenze. O quando pensavi di aver conquistato il mondo e quando invece non ti sei accorto, o lo hai fatto troppo tardi, che lo avevi conquistato? Quante volte hai attraversato la porta senza rendertene conto?

È ora di affrontare l’abisso. Non l’abisso come metafora della catastrofe, non l’abisso del crollo. L’abisso come spazio vuoto in cui finalmente risuona la tua voce senza l’eco di nessun altro. L’abisso in cui tutto ciò che non è tuo non regge, cade, si dissolve, e rimane soltanto l’essenziale.

È ora di attraversare l’ombra, per scoprire chi sei. Eri tu, da solo che ti chiamavi, e sentivi l’eco del tuo io interiore rimbombare nelle improbabili pareti dell’universo. Non c’era nessun altro. Non c’è mai stato nessun altro. Quella voce era tua dall’inizio, in attesa che tu fossi abbastanza coraggioso, abbastanza stanco, abbastanza pronto per riconoscerla.

Questo è un viaggio che non è per tutti. Non perché alcuni siano eletti e altri no. Ma perché richiede qualcosa che non si acquista, non si studia, non si ottiene con la volontà sola. Richiede resa. Richiede la disposizione a smettere di avere ragione su se stessi, a lasciarsi sorprendere da chi si è davvero, al di là di ogni narrazione costruita.

Questa è una strada che si snoda davanti a tutti noi, che ci porta a noi stessi, è un viaggio verso il mistero, oltre l’invisibile, alla ricerca della chiave di codifica della missione della nostra anima. Non è un percorso lineare, non è un progresso misurabile, non è qualcosa che puoi spuntare su una lista. È un’apertura che avviene per gradi, per folgorazioni, per silenzi e per tempeste, sempre più vicina al centro, sempre più lontana dalla superficie.

Se solo lo volessimo si aprirebbero tutte le porte, i veli si straccerebbero, il fuoco divamperebbe e noi saremmo finalmente liberi. Ma dobbiamo essere pronti. Alcune vite sono solo di preparazione. Altre di ricerca, altre ancora di meditazione. Ma poi ci sono vite di liberazione. E poiché tutto accade simultaneamente, tutte le vite possono essere di liberazione. Ogni momento che scegli di ascoltarti, ogni istante in cui scegli la verità scomoda al posto del conforto comodo, stai già vivendo una vita di liberazione.

Se solo rispondessimo a quella chiamata, se solo ascoltassimo noi stessi.

Tu hai voglia di sentire cosa hai da dirti?

Non come esercizio intellettuale. Non come pratica spirituale da aggiungere alla lista delle cose da fare. Ma davvero. In quella quiete che spaventa, in quel silenzio che fa rumore, in quello spazio tra un pensiero e l’altro dove a volte, se stai abbastanza fermo, riesci a sentire qualcosa che ti appartiene più di qualunque altra cosa tu abbia mai posseduto.

Quella voce ti aspetta. Ti ha sempre aspettato. Non è andata da nessuna parte.

Andrea Stella
Andrea Stella

Creo percorsi introspettivi per scoprire chi sei davvero e viverlo con equilibrio, attraverso gli insegnamenti delle tradizioni spirituali. Scrittore...

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