
Gentile anima lettrice,
benvenuta o ben tornata in questo spazio di consapevolezza e conoscenza. Un luogo in cui riprende vita tutto ciò che è stato sepolto durante i secoli di colonizzazione, ma che non è mai stato dimenticato.
Ti scrivo questa lettera sorseggiando un Sauvignon Blanc mendozino (Argentina), che mi permette di aprire il mio cuore e pronunciare storie d'onestà. Di sottofondo, musica celtica delle fate: mi dò il permesso di ricontattare la mia bambina interiore, perché solo così posso accompagnarti dentro uno dei misteri più profondi e poco raccontati del corpo femminile: la placenta.
Non solo un organo biologico, ma un vero e proprio ponte tra mondi: tra il visibile e l’invisibile, tra la madre e la vita che si forma, tra la terra e lo spirito.
La placenta è un organo temporaneo che si forma durante la gravidanza. Nasce insieme al bambino e svolge funzioni vitali: nutre, ossigena, protegge. È il filtro intelligente tra madre e feto, capace di selezionare ciò che serve e ciò che deve essere tenuto fuori. Ma c’è qualcosa di ancora più potente: la placenta è l’unico organo che creiamo e poi lasciamo andare. Oltre alla sua funzione biologica, la placenta è una mediatrice. Trasmette nutrienti, ma anche informazioni, emozioni, stati interni. C'è qualcosa in più, però, che devi sapere...
La placenta non appartiene sono alla madre e al bambino, ma anche al padre. Si forma a partire dall'embrione e quindi contiene il 50% di DNA materno e il 50% del DNA paterno. Ecco perché è così importante che anche il padre sia in perfetta salute per far si che il bambino stia bene. Ti svelo un segreto un po' scomodo: percentualmente la maggioranza degli ab0rti, dell'infertilità, dei bambini nati prematuri ecc. sono dovuti alla scarsa cura del patrimonio genetico del padre. Questo avviene perché il DNA paterno tende a “spingere” per:
maggiore crescita della placenta
maggiore trasferimento di nutrienti al feto
sviluppo più espansivo
Mentre il DNA materno tende a:
regolare e limitare questa crescita
proteggere le risorse del corpo della madre
Questo è un equilibrio perfetto (se vuoi approfondire puoi ricercare "Genomic imprinting"). Ma questo equilibrio non potrà mai funzionare se il padre non si prenderà cura di sé tanto quanto fa la madre!
Il padre è, scientificamente, il diretto incaricato della crescita fetale, non la madre. Ti sembra scomoda o rassicurante questa nuova consapevolezza?
Prima ancora del contatto fisico con la madre, il bambino vive attraverso la placenta. È il primo “luogo” in cui si sente sostenuto o meno, accolto o meno.
E per la madre, è un’esperienza di creazione pura.
Nella cultura occidentale spesso viene trattata come un rifiuto biologico. Ma in molte tradizioni, come in quelle sudamericane, viene onorata.
Alcune pratiche includono:
Seppellirla nella terra (rituale di radicamento)
Piantare un albero sopra di essa
Creare rituali di chiusura della gravidanza (cerrada, cierre, rebozo ecc.)
In alcuni casi, trasformarla (es. encapsulazione, anche se questo è più controverso)
La cultura nativa Mapuche del Sud del Chile preserva un rituale molto interessante: piantare la placenta vicino a un Araucaria (nella loro lingua nativa questo albero si chiama Pehuén), il loro albero sacro. E con la stessa terra con cui hanno sotterrato la placenta, ricoprono l'ombelico del bambino: per non dimenticarsi mai delle sue radici. Personalmente trovo che questo riconoscimento dell'organo sacro che è la placenta, sia meraviglioso.
Il punto non è “cosa fare”, ma riconoscerla. Perché il riconoscerla può farci capire che la Placenta rappresenta l'albero della vita. Ed infatti vorrei condividervi qui una preghiera nativa che ho tradotto personalmente.
"L'Albero della Vita: nella terra fertile (utero), cresce un albero (placenta), che attraverso la linfa (alimento) che scorre nel suo tronco (cordone ombelicale) genera il frutto (bebé)"
Ma ora vorrei introdurre meglio la connessione spirituale con questo organo...
Se la madre è il corpo, la placenta può essere vista come il “campo” che permette l’incontro tra due lignaggi.
Alcune correnti interpretano la placenta come un simbolo del padre:
ciò che connette
ciò che sostiene senza essere visibile
ciò che crea struttura e passaggio
Per il popolo Aymara, la placenta è sacra. Viene considerata una sorta di “compagna di vita” del neonato. Dopo la nascita, viene seppellita con ritualità precise, spesso vicino alla casa o in un luogo significativo. Questo gesto non è simbolico: è un atto di connessione tra il bambino e la Pachamama (Madre Terra-Spazio-Tempo).
La placenta non è “scarto”, è parte dell’anima del bambino. Ed è un vero è proprio guardiano spirituale che il bambino ritrova nell'abbracciare un peluche.
Sembra strano, vero?!
Ma io ti invito a chiudere gli occhi e visualizzare la tua bambina interiore o il tuo bambino interiore abbracciare quel pupazzo che tanto ti dava sicurezza durante la notte: senza quel peluche non potevi addormentarti, perché non eri al sicuro. Ecco che il pupazzo "rimpiazza" la placenta...
La placenta ci insegna qualcosa di profondissimo: che la vita non nasce da sola, ma attraverso una relazione. E forse, nel riconnetterci a questo, possiamo anche guarire il nostro modo di essere nati...
Con amore e rispetto per il tuo cammino,
la tua partera, Lujan
Tra medicina e memoria femminile che si intrecciano in insegnamenti di spiritualità sudamericana, ginecologia naturale andina e pratiche di ascolto de...
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