
9 settembre 2026
Sento spesso questa dichiarazione : "...Nella mia vita ho dato tanto. Ho aiutato persone a rialzarsi, le ho sostenute nei momenti difficili, ho dato tempo, presenza, affetto e fiducia. In alcuni casi ho fatto davvero tutto quello che potevo per restituire dignità, sicurezza o semplicemente un po' di luce a chi, in quel momento, non riusciva più a trovarla da solo. E alcune di quelle stesse persone, un giorno, mi hanno fatto del male..."
Allora mi sono fatta una domanda: dare troppo è sbagliato?
Io credo di no. Credo però che esista un confine molto sottile tra dare per amore e dare per bisogno.
Se la vita mi ha dato tanto, trovo naturale restituire qualcosa alla vita. E la vita, molto spesso, passa proprio attraverso le persone che incontriamo. Un'amica in difficoltà, una persona che ha bisogno di essere ascoltata, qualcuno che sta attraversando un momento buio o semplicemente la persona che amiamo.
Per me dare è anche questo: lasciare un po' di noi nel cammino di qualcun altro.
Ma c'è una cosa che negli anni ho imparato: dare non significa svuotarsi.
Possiamo dare tantissimo e continuare a sentirci pieni. Possiamo essere presenti, generosi, disponibili, affettuosi e continuare ad avere una parte di noi che rimane nostra.
Ed è proprio qui che ritrovo il concetto di distacco energetico, di cui vi ho parlato nell'articolo precedente.
Distacco non significa freddezza. Non significa amare a metà. Non significa fare calcoli. Significa semplicemente non consegnare completamente la nostra serenità nelle mani di un'altra persona.
In una relazione posso amare profondamente qualcuno senza trasformare quell'amore nell'unico centro della mia vita. Posso dare il 100% del mio amore senza dare il 100% di me stessa.
Sembra una contraddizione, ma non lo è.
Perché una parte di noi deve continuare ad appartenere a noi. Ai nostri sogni, alle nostre passioni, ai nostri amici, alla nostra solitudine, alla nostra dignità, alla nostra libertà.
E forse non serve nemmeno parlare davvero di percentuali precise. Potrei dare il 78%, l'80%, il 90%... il numero conta poco. Conta sapere che esiste sempre una piccola parte dentro di noi che non deve dipendere dalla risposta dell'altro.
Ed è proprio quella parte che ci permette di amare senza perderci.
Secondo me il vero problema nasce quando iniziamo a dare per ottenere qualcosa.
Quando dentro di noi compare un pensiero del tipo: "Se continuo ad esserci, prima o poi capirà quanto valgo."
Oppure: "Se faccio ancora questo per lui/lei, finalmente si renderà conto che sono la persona giusta."
O ancora: "Se sono sempre disponibile, prima o poi mi amerà come desidero."
A quel punto il dare cambia natura. Non stiamo più semplicemente offrendo qualcosa. Stiamo facendo una sorta di investimento emotivo, aspettando inconsciamente un ritorno.
E quando quel ritorno non arriva nasce la frustrazione.
"Dopo tutto quello che ho fatto per te..."
Quante volte abbiamo pronunciato o anche soltanto pensato questa frase?
L'amore, però, non dovrebbe funzionare come un conto corrente. Non dovrebbe esistere un registro invisibile nel quale segniamo tutto ciò che abbiamo fatto aspettandoci, prima o poi, la restituzione. Prendiamo anche in considerazione che "la vita spesso è INGIUSTA" e sicuramente accettare questa triste sfaccettatura è un atto di grande intelligenza.
Se scelgo di dare, vorrei poter dire: "Lo faccio perché questo gesto mi rappresenta. Non perché tu, domani, mi debba qualcosa."
Ma attenzione, perché qui arriviamo all'altro estremo.
Dire che non dobbiamo dare con il solo scopo di ricevere qualcosa in cambio non significa che dobbiamo accettare di ricevere zero.
Come dicevano i latini, in medio stat virtus: la virtù sta nel mezzo.
Non voglio trasformare l'amore, l'amicizia o qualsiasi rapporto umano in una bilancia sulla quale pesare continuamente: "Io ho fatto tre cose per te, quindi adesso tu ne devi fare tre per me."
No. Non è questo.
Ci saranno momenti in cui sarò io a dare di più perché tu sei in difficoltà. E magari arriverà un momento in cui sarai tu a sostenere me.
La reciprocità non significa 50 e 50 ogni giorno.
Significa sapere e sentire che, dall'altra parte, qualcuno c'è.
Perché se io continuo a dare tempo, amore, presenza, comprensione, possibilità, perdono e sostegno e dall'altra parte ricevo costantemente indifferenza, mancanza di rispetto o, permettetemi di dirlo alla Calida... un bel calcio nel sedere, allora forse c'è qualcosa che non va. 😅
E non perché l'altra persona abbia un debito nei miei confronti.
Ma perché anch'io ho una dignità.
Non devo aiutarti perché voglio comprarmi il tuo amore. Ma non devo nemmeno permetterti di prendere continuamente da me senza avere alcuna cura di ciò che lasci dentro di me.
Posso non pretendere una ricompensa e, allo stesso tempo, pretendere rispetto.
Posso amare senza fare calcoli e avere comunque dei confini.
Posso essere generosa senza diventare il posto nel quale gli altri vengono soltanto a prendere.
E soprattutto posso arrivare a un momento della mia vita in cui guardo qualcuno e penso: "Ti ho dato perché volevo farlo. Non mi devi nulla. Ma ciò che mi stai dando in questa relazione non mi basta più."
Questa non è cattiveria.
Non è egoismo.
È consapevolezza.
Ed è forse proprio questo il punto d'incontro con il distacco energetico: imparare a voler bene senza aggrapparsi, aiutare senza assumersi la responsabilità della vita degli altri e, quando necessario, sapere anche fare un passo indietro.
Perché posso aiutarti a rialzarti, ma non posso camminare continuamente al posto tuo.
Posso tenderti la mano, ma non posso essere sempre io a trascinarti fuori dai tuoi problemi.
Posso amarti, ma non posso amare anche al posto tuo.
E soprattutto non posso continuare a dare nella speranza che, prima o poi, tu diventi la persona che vorrei che fossi.
Forse allora la domanda giusta non è soltanto: "Sto dando troppo?"
La domanda potrebbe essere: "Quello che sto dando nasce dall'amore oppure dalla paura di perdere questa persona?"
Perché sono due energie completamente diverse.
Una ci espande.
L'altra, lentamente, ci consuma.
Io continuo a credere nella generosità. Continuo a credere che, se abbiamo ricevuto qualcosa di bello dalla vita, sia meraviglioso poterlo restituire. Continuo a credere nell'aiutare qualcuno senza chiedergli immediatamente: "E tu cosa farai per me?"
Ma oggi aggiungerei una cosa: dona tutto il bene che puoi, senza dimenticarti mai di lasciare un po' di quel bene anche a te stessa/o.
Perché un cuore grande non ha bisogno di diventare più piccolo soltanto perché qualcuno non ha saputo averne cura.
Ha semplicemente bisogno di imparare a chi aprire la porta.
Dare non è mai troppo quando, dopo aver dato, dentro di te rimane ancora qualcosa. Ma quando per riempire continuamente gli altri cominci a svuotare te stessa, forse è arrivato il momento di ritrovare il tuo centro.
In medio stat virtus.
Anche nell'amore. Anche nell'amicizia. Anche nel dare.
Con il cuore,
la vostra Calida 💜
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