
30 marzo 2026
Sappiamo che in Occidente l’immagine dello Yoga è legata a corpi flessibili in abbigliamento tecnico, posizioni acrobatiche su una spiaggia al tramonto e una vaga promessa di relax.
Sebbene questa versione moderna abbia il merito di aver portato benefici fisici a milioni di persone, essa rappresenta solo la punta dell’iceberg di una disciplina che nelle sue radici, non è una ginnastica, ma una tecnologia della coscienza.
Il grande malinteso nasce con la parola Asana. Per l’uomo moderno, lo yoga coincide con la pratica di asana, ma per gli antichi maestri, asana, era solo uno degli 8 stadi del percorso.
Secondo Patanjali lo Yoga è l’estinzione della fluttuazione della mente (Yogash Chitta Vritti Nirodhaha). In questa definizione non si parla di flessibilità muscolare, l’obbiettivo è usare il corpo per colmare il rumore bianco dei pensieri, dell’ansia e delle proiezioni future.
Per millenni è stata una pratica ascetica e meditativa ma i Rishi osservarono che è quasi impossibile meditare se il corpo è malato o se la mente è agitata.
L’evoluzione verso l’Hatha Yoga avvenne intorno al X secolo d.c con una intuizione rivoluzionaria: il corpo non è un’ostacolo allo spirito ma è il suo tempio.
Le asana vennero create per purificare i canali energetici, per rendere il corpo forte e stabile, da poter restare seduto in meditazione per ore senza soffrire.
Per capire quanto profonda sia questa pratica millenaria, ci basta osservare i primi due gradini del sistema classico dell’Ashtanga yoga di Patanjali, che sono di natura etica e psicologica.
YAMA: sono regole di comportamento verso gli altri, come la non violenza, la verità e l’onestà.
NYAMA: è l’auto-disciplina, la pulizia interiore e lo studio di se.
Al terzo posto ci sono le Asana e gli stadi finali riguardano il ritiro dei sensi, la concentrazione e infine l’unione totale con la realtà (Samadhi).
Senza una base etica e mentale, lo yoga non è yoga ma una semplice esecuzione coreografica.
In Occidente facciamo yoga per un’ora e poi torniamo a una vita frenetica e inconsapevole, ma il vero yoga si misura soprattutto nella vita di tutti i giorni.
È yoga quando sei nel traffico e invece di arrabbiarti osservi il tutto respirando e stando calmo.
È yoga quando scegli di non giudicare te stesso e gli altri.
È yoga quando agisci in totale presenza mentale in un compito banale, come camminare o lavare i piatti.
Ormai è scientificamente provato che lo yoga, con la pratica costante, trasforma il cervello. Aumenta il volume della materia grigia nelle aree legate alla memoria e alla regolazione emotiva, imparando a governare il sistema nervoso attraverso il respiro e la postura, diventando poi padroni della nostra risposta allo stress.
L’abbiamo trasformata in un industria da un milione di dollari, ma la sua essenza e i suoi insegnamenti rimangono accessibili a chiunque e lo saranno sempre.
Benvenuta Sono Alessandra, studente e insegnante di hatha yoga, tarologa e spiritual healing coach. Questo spazio nasce per te che, a volte, senti di...
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