Tornare non significa esserci sempre

Tornare non significa esserci sempre

28 luglio 2026

Dopo quasi due settimane di pausa, oggi sono tornata al mio lavoro.

Potrei dire che sono ripartita, ma non sarebbe del tutto vero.

Ripartire fa pensare a un nuovo inizio preciso: ci si ferma, si recuperano le energie e poi si ricomincia con continuità. La vita, però, non sempre segue un percorso così ordinato.

In questo momento so già che la mia presenza sarà altalenante. Ci saranno giorni nei quali potrò dedicarmi pienamente al lavoro e altri nei quali dovrò occuparmi della casa, della famiglia, del trasferimento e di tutto ciò che sta cambiando intorno a me.

Per molto tempo avrei potuto vivere questa irregolarità come un limite.

Avrei pensato di non essere abbastanza costante, abbastanza organizzata o abbastanza presente. Avrei sentito il bisogno di recuperare velocemente ciò che non ero riuscita a fare, riempiendo ogni spazio disponibile.

Oggi provo a osservare questa fase in modo diverso.

Forse tornare non significa esserci sempre.

Forse significa continuare a riconoscere ciò che conta per noi, anche quando non possiamo dedicargli tutto il tempo che vorremmo.

Un percorso non scompare soltanto perché per qualche giorno siamo costretti ad allontanarci. Non perde valore perché procede lentamente o perché viene interrotto dalle necessità della vita quotidiana.

A volte la continuità non si misura nel numero di ore che dedichiamo a qualcosa.

  • Si misura nella capacità di ritornarci.

  • Nel ricordare perché abbiamo iniziato.

  • Nel conservare un filo, anche sottile, che continua a unirci a ciò che sentiamo nostro.

Ci sono momenti nei quali possiamo avanzare con decisione e altri nei quali il passo diventa più piccolo. Momenti in cui creiamo, progettiamo e condividiamo, e altri in cui dobbiamo semplicemente proteggere le energie rimaste.

Nessuno di questi tempi è sbagliato.

La natura stessa non produce continuamente. Esistono stagioni nelle quali tutto cresce visibilmente e altre nelle quali il movimento avviene sotto la superficie, lontano dagli occhi.

Anche noi attraversiamo tempi così.

La pausa, allora, non è necessariamente l’opposto del cammino. Può essere una sua parte. Può mostrarci cosa desideriamo ritrovare e cosa, invece, non vogliamo più portare con noi.

Tornare non significa ricominciare esattamente da dove avevamo lasciato.

A volte significa tornare con una consapevolezza diversa.

In questi giorni sto imparando a non chiedermi continuamente quanto riesco a fare, ma con quale presenza riesco a fare ciò che posso.

Non voglio promettermi una costanza perfetta.

Voglio promettermi qualcosa di più umano: non abbandonare ciò che amo soltanto perché, in questo momento, non posso viverlo con la regolarità che desidererei.

Ci saranno giornate piene e giornate silenziose.

Giorni di lavoro e giorni nei quali la vita avrà bisogno di me altrove.

Ma ogni volta che tornerò, anche soltanto per un piccolo passo, quel gesto avrà valore.

Perché non tutte le ripartenze fanno rumore.

Alcune cominciano semplicemente così:

“Oggi posso esserci. E per oggi, questo è abbastanza.”

Una domanda da portare con te

C’è qualcosa da cui ti sei allontanato e al quale vorresti tornare, senza pretendere di farlo subito in modo perfetto?

Forse non hai bisogno di ricominciare da capo.

Forse hai soltanto bisogno di concederti un primo, piccolo ritorno.

Vorrei lasciarvi questa frase: Ci sono momenti in cui la luce cambia senza scomparire.

Il giorno si allontana, la sera arriva lentamente e ogni cosa trova un ritmo diverso.

Anche alcuni ritorni avvengono così: senza rumore, senza una data precisa, un passo alla volta.

Ile – Oltre la Carta

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Mi chiamo Ile e mi dedico ad accompagnare le persone in percorsi di ascolto, consapevolezza e crescita interiore. Attraverso l'utilizzo di tarocchi,...

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